Rize Griche: il portale del grico 🇬🇷
I verbi: la coniugazione.

La flessione dei verbi grichi

Inserire il verbo
Attiva:
Passiva:
Media:
Verbo:
Indicativo
Presente
evòtrèkhoiocorro
esùtrèkhi(s)
cinotrèkhi
emìtrèkhome
esitrèkhete
cinitrèkhune

Aoristo (passato prossimo e remoto)
evòèdramaiocorsi
esùèdrame(s)
cinoèdrame
emìdràmamo
esidràmato
cinidràmane
Imperfetto
evòètrekha - trèkhonaiocorrevo
esùètrekhe(s)
cinoètrekhe
emìtrèkhamo
esitrèkhato
cinitrèkhane

Trapassato
evòìkha dràmontaioavevo corso
esùìkhe(s) dràmonta
cinoìkhe dràmontaegliebbe corso
emììkhamo dràmonta
esiìkhato dràmonta
ciniìkhane dràmonta
Congiuntivo
Presente
nadràmo evòcheio corra
nadràmi(s) esù
nadràmi cino
nadràmome emì
nadràmete esi
nadràmune cini

Trapassato
*kaevò ìkha dràmontacheio avessi corso
kaesù ìkhe(s) dràmonta
naìkhe dràmonta cino
naìkhamo dràmonta emì
naìkhato dràmonta esi
naìkhane dràmonta cini
Imperfetto
naètrekha - trèkhona evòcheio corressi
naètrekhe(s) esù
naètrekhe cino
natrèkhamo emì
natrèkhato esi
natrèkhane cini

Passato
naìme|èkho dramomèna evò che io abbia corso
naìse|èkhi(s) dramomèna esù
naè(kh)i dramomèna cino
naìmesta|èkhome dramomèna emì
naìsesta|èkhete dramomèna esi
naèkhune dramomèna cini
Condizionale
Imperativo
Imperfetto
evòètrekha - trèkhonaiocorrerei
esùètrekhe(s)
cinoètrekhe
emìtrèkhamo
esitrèkhato
cinitrèkhane


Trapassato
evòìkha dràmontaioavrei corso
esùìkhe(s) dràmonta
cinoìkhe dràmontaegliavrebbe corso
emììkhamo dràmonta
esiìkhato dràmonta
ciniìkhane dràmonta
Imperativo
dràmo - dràmone esùcorritu
asdràmi
trèkhome
dràmete
asdràmune
Gerundio
Presente
trèkhontacorrendo
passato
dràmontaavendo corso

Participio
dramomènocorso

Perfetto (passato prossimo)
ime | èkho dramomènaho corso

infinito
dràmicorrere



Forma Passiva

evòime dramomènoiosono corso
evòìmona dramomènoioero corso
evòìrta dramomènoiovenni corso
naìme dramomèno evòcheio sia corso
evòìme stammèna dramomènoiosono stato corso
evòìkha stasònta dramomènoioero stato corso


Note

Per alcuni verbi grichi, oltre al significato principale, esistono accezioni secondarie che però non si applicano a tutte le forme della coniugazione; alcune voci verbali possono quindi risultare non pertinenti o semanticamente improprie.
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Nella costruzione del passivo si è usato il verbo essere (ìme), tranne che per il passato in cui è stato usato il verbo venire (èrkome). Può succedere, quindi, che il participio possa interpretarsi come un attributo del soggetto. Le interpretazioni sono esatte in entrambi i casi. Es.: evò ìme vaftimèno = sono (vengo) battezzato (forma passiva); evò ìme vaftimèni = io sono battezzata (predicato nominale).
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È possibile coniugare anche verbi non presenti nella tabella dei verbi; in questi casi la coniugazione avviene per analogia e non ci sarà nessuna indicazione della coniugazione in italiano.

Se il verbo ha più significati verrà coniugato il primo di essi presente nella tabella dei verbi.
Le voci dei verbi poco usati o non più usati, di cui non è possibile riscontrare tutte le voci, vengono coniugate per analogia.

Coniugazione media:
Inserire il verbo e selezionare l'opzione "media", es.: sianònno con l'opzione "media" sarà coniugato sianònnome;
oppure inserire direttamente "sianònnome".
In alcuni casi è utilizzabile soltanto la seconda opzione, ovvero inserire il verbo direttamente nella "forma media".

In alcuni casi nella prima persona singolare viene indicata più di una flessione. Anche se non indicata, la flessione vale per tutte le voci verbali che si rifanno a quella costruzione. Per esempio: per "dìome = mi do", l'aoristo viene costruito con la forma "dòft-imo", ma nella prima persona viene indicato anche "edòs-imo"; ciò vuol dire che tutte le voci verbali che si rifanno all'aoristo ammettono come radice, oltre a "doft", anche "dos": edosìmo, edosi..., na dosò, ..., dosònta, ecc.

Se il verbo inizia con un aumento, la "e" viene tolta, es.: se si inserisce "epào" viene coniugato "pào".
Tuttavia, anche se nella tabella di norma non è indicato, si tenga presente che è abbastanza frequente l'uso dell'aumento, in particolare nell'imperfetto e nell'aoristo, soprattutto nelle persone del singolare, es.: efònasa - (e)fonàsamo.

Passato prossimo (perfetto):
- in alcuni paesi si costruisce col verbo avere, es.: ekho pimèna, in altri (Martano) col verbo essere, es.: ime pimèna.
- In alcuni casi vengono indicati più di un participio, es.: mattemmèno - masomèno; in questi casi anche la flessione del primo termine è in "a", anche se riportata in "o".
Es.: ime | ekho mattemmèna - masomèna.

*Nel trapassato del congiuntivo, ma vale anche per il passato, vengono indicate due possibili costruzioni, che non sono equivalenti, con "ka" e con "na". Es.: pùru ka cìno to ìkhe meletìsonta... = anche se lui lo avesse letto ...; na ìkhe meletìsonta cìo! = avesse letto/studiato lui!

La seconda persona dell'imperativo termina con "o", ma se la voce è bisillaba di regola esce in "e"; non di rado coesiste anche una forma in "a" con la radice del presente, es.: àmposo - àmpa - 'mpòse.

Nei verbi "eo", di origine italiana e a volte anche grichi, prevale un imperativo in "a" ed un participio in "a(t)o". Es.:
fermèo: imperativo: ferma; participio: fermào;
latrèo: imperativo: latra; participio: latrào.

L'infinito è usato soltanto con il verbo sozo (potere), rarissimamente con il verbo telo. Es.: sozo pai, ìsoza mini, sòzonta fai = posso andare, potevo aspettare, potendo mangiare. È usato anche come sostantivo, es.: to fai guaddhi o guai = il mangiare toglie i guai.
Negli altri casi si ricorre al congiuntivo, es.: devo mangiare, vogliamo bere = enghizi oppure enna fao, telome na pìome; per andare a Lecce = na pao oppure na pame es Luppiu.
Per l'infinito usato come esortazione o comando si usa l'imperativo, es.: camminare, andare via! = pretìsete, apate apode!

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