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Rize Griche: il portale del grico 🇬🇷
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Cunti: O cunto tu papa Gregòriu
Ikhe diu adèrfia ce isa diu aderfia Cerano due fratelli e questi due fratelli
konvivea nomeni; ce kàmane ena pedì. convivevano insieme e nacque loro un un figlio.
Tui, na min dòkune skàndalo sto paisi Per non dare scandalo nel paese,
- ka stea' lio lontana atto paisi, che vivevano fuori dal paese,
stean defore, 'e telusa' na masosì - vivevano fuori, non volevano che si sapesse.
itto pedai o vĂ lane se mmia kanistreddha, Questo figlio lo misero in una cesta
o fasciòsane ce on entorniscetza' pramatzia; lo fasciarono e misero vicino tante cosucce;
ikhe mia tĂ lassa, ena fiumo ecisimĂ , c'era un mare, un fiume li vicino,
ce o vĂ lane "all'onde de lu mare", e lo affidarono alle onde del mare,
a' to piai tispo, n'o sarvetzi, affinché qualcuno lo prendesse e lo salvasse
ce t'Ăąkha' vĂ lonta ena bijetto ka ele: e gli avevano messo un biglietto con su scritto:
“II mio nome è Gregorio", a ' to piai tispo. ”Il mio nome è Gregorio”, nel caso qualcuno lo avesse trovato.
Fìnnome pu 'ttùs tutu. Finiamo di parlare di questi.
Tui o fìkane 'tto pedai Questi abbandonarono questo neonato
ce pirtan èssuto; però mina' lio nascosti e tornarono a casa, però rimasero un po’ nascosti
na du' mi vrìskete tispo n'o piai. per controllare che qualcuno lo prendesse.
Allora ikhe ena peskaturi, C'era un pescatore,
ide mia kanistreddha ka ìbbie ngalla, vide una cesta che galleggiava
ipe: - Kàspita, ettù ekhi ena fenòmeno, e disse: Caspita, questo è un fenomeno,
kane prama ka ' e pai. qualche cosa non va.
Allora kùkkietze mi barca Allora si avvicinò con la barca
ce ide ka ikhe i kanistreddha m'ena pedai. e scorse la cesta con dentro un bambino.
Na, na, - ipe, - arte o pianno itto pedai! Oh! Oh!, esclamò, lo prendo questo bambino!
ka 'en ikhe makà pedia. Ché non ne aveva di figli.
Ce is to pire i ghinèca-ttu, is to pire. E lo portò da sua moglie, glielo portò.:
- Maria, ĂŚvrika ena pedai sti tĂ lassa, Maria ho trovato un bambino nel mare,
iu c'ìunna, na; arte o nastènnome, e raccontò la storia. Prendilo, adesso lo alleviamo
o kratènnome, emì pedia 'en èkhome e ce lo teniamo, noi bambini non abbiamo
ce o kratènnome ja ma, itto pedì . e lo teniamo per noi, questo bambino.
- Sì sì, sì si, - tui kheresti poddhì. Si, si , si, disse questa rallegrandosi molto.
Allora itto pedai o criscètzane, Quindi crebbero questo bambino,
ntzìgnase na jettì mea, o pètzane stu stùdiu, diventato grandicello, lo mandarono a studiare,
ce iso giovanotto tèlise na jettì patera. e, quel giovanotto volle farsi prete.
Allora, dopu ikhe jettonta patera, Allora, dopo che s'era fatto prete,
sti Romi ikha' na kĂ mune ena papa cinĂąrio, a Roma dovevano eleggere il nuovo papa,
ikha' na kĂ mune, ce iso giovanotto dovevano fare, e il giovane
epassegge m'o libro ka èkanne es preghière-ttu, si trovava a passeggiare col libro, ché era intento a pregare,
passegge lontana atti Romi, passeggiava lontano da Roma,
'en este... este defore atti Romi. si trovava nella periferia di Roma.
Allora toa ìone usanza In quel tempo era usanza
ka ikha' na petĂ sune mia kolomba, di far volare una colomba;
ka ecì pose isi kolomba colui su cui si fosse posata la colomba
ikha' na kamu' to papa, ikha' na kĂ mune sarebbe stato fatto papa.
Allora isi kolomba dopu i petàsane, khasi. Allora quella colomba fu fatta volare, si smarrì.
E kardinali ka ikha' na kamu' to papa I cardinali che dovevano eleggere il papa
stean oli ecì riuniti na du' pu posei, stavano tutti li riuniti per osservare su chi ( di loro) si posasse.
invece isi kolomba èbbie addhi stra', tenimentu. Invece quella colomba prese un’altra strada, un altra contrada.
Allora ntzignasa' n'i kulusìsune; Allora cominciarono a seguirla.
piakane e vetture, a prĂ mata, Salirono sulle vetture, presero le loro cose,
ntzignasa' n'i kulusisu' na du' pu fermei. e iniziarono a seguirla per vedere dove si sarebbe posata.
Allora, dopu pratisa' kamposso, Allora dopo aver camminato alquanto,
ĂŚdane itto patera ka ste passegge videro questo prete che passeggiava
ce isi kolomba epòsetze e quella colomba si poggio
panu sti ciofali tunĂą patera. sulla testa di questo prete.
Ebbe, kukkiètzane, ìpane: Quindi gli si avvicinarono e dissero:
- Allora esù ènna se kàmome papa, - Allora ti dobbiamo far papa,
jatì ste kànnome o papa sti Romi: poiché stiamo eleggendo il papa di Roma:
ecì ca eferme e kolomba, fèrmetze es esena, su chi si fosse fermata la colomba, si è posata su di te
ce esù enna jettì papa. e tu devi diventare papa
- Ius ene o destìnommu, -ipe, - Questo è il mio destino, disse.
kuntetza' to fatto os kardinalo: Raccontarono il fatto ai cardinali:
Ettù citto patera efèrmetze e kolomba. Su questo prete si è posata la colomba. -
Ce pos kui? Evò kuo Gregorio. Come ti chiami? Io mi chiamo Gregorio. Allora,
Allora: - Tinon ise pedì? Fonasa' tu genitoru allora, di chi sei figlio? Chiamarono i genitori.
mari genitori, ìpane: - Pedìn dikomma en ene, I poveri genitori dissero: figlio nostro non è
ma os ipa' o fatto: - itto pedai e raccontarono loro il fatto: questo ragazzo
on brìkamo se mmia kanistreddha lo abbiamo trovato in una cesta
ec' es sti tàlassa ce emì o criscètzamo... in mezzo al mare e noi lo abbiamo allevato.
Allora tuo pirte sto vaticano, Allora questo andò al vaticano
o kama papa. Ce toa isi leggi, e lo fecero papa. In qui tempi le leggi,
dopo kanna to papa cinurio, dìane ena allorché veniva eletto il nuovo papa, emettevano
ena vando, ena cino, ispu commettei, un bando per annunciare che chi commette
ispu è commettuta kàtare na pai sto papa o colui che avesse commesso dei peccati che andasse dal papa
na atzemolisi, ka us atzemoloĂ  a confessarsi, che gli avrebbe confessati e
ka èrkutte perdonai e pekkati. gli sarebbero stati perdonati i peccati.
Allora isi aderfì m'itton aderfò kusa citto prama, Allora quella sorella con quel fratello avendo sentito questa cosa
ìpane: -Pame?- ka stea panta dissero: Andiamo, ché si sentivano sempre
m'i coscienza sporca. con la coscienza sporca,
Pame na tzemoloìsome! andiamo a confessarci!
Allora, mentre piaka na tzemoloìsune, Quando, quindi, cominciarono a confessarsi,
tui arte ikha na pu to fatto, dovettero raccontare il fatto,
ka kĂ mane ena pedai ce o bandunetzane. che avevano avuto un figlio e che lo abbandonarono.
itzere o fatto tu genitoru; Sapeva il fatto dei genitori, (perché)
dopu jetti mea, os t'upe: Esu en ise una volta divenuto grande glielo avevano detto: Tu non sei
probbio pedì dicomma, però iu c'ìunna. proprio figlio nostro, però “così e così…”
Allora, sti confessiuna, tui ìpane tin amartia, Allora, in confessione, parlarono del loro
ce tuo skobretti, tuo noise ka ìsane e genitori, peccato, e questi scopri, capì che erano i genitori,
però, in confessione, en ìpe tipo. però, poiché era in confessione, non disse niente.
Tui isa aderfia, pirtan essuto Questi due fratelli tornarono a casa e
ce tuo este panta m'itto cino questi stava sempre col pensiero
ka ikhe e genitori ka isan diu adèrfia che aveva i genitori che erano fratelli,
ka tuo io pedì citta diu dèrfia. che era figlio di quei due fratelli.
Alora tuo io poddhì kalò, ìone iso Ma questi era molto buono,
papa ka ìone. era il papa che era.
Allora, dopo pèsane Dopo morto,
ngrazie de Diu, èstase e ora nelle grazie del signore, arrivo
ka èkame poddhù khronu, il tempo che fece molti anni,
o kaman ajo, o kamane, jatì io kalò, lo fecero santo, lo fecero, poiché era buono,
ce o fonasa Gregoriu papa. e lo chiamarono Gregorio papa.
Ce iu spiccei depoi iso cunto. E così finisce questo racconto.
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