Le favole di Esopo

* E dìo fìli ce o ùrzo


I due amici
e l'orso






Da questa favola siamo ammoniti, che fuggiamo quegli amici, che ne’ pericoli fuggono per non darci ajuto.


Dio fili, motti stèane pratonta nomeni ec’es ena daso,
antìsane enan urzo.
Ena fse ciu eforìsti ce endèviche apà es ena àrgulo.
T’addho, donta ca manekhò-ttu en ìsoze affruntèfsi ton urzo,
embelisti cimesa ce ècame sia ca ìone pesammeno.


Due amici mentre stavano camminando insieme in un bosco
incontrarono un orso.
Uno di loro spaventato salì sopra un albero.
L’altro, vedendo che da solo non poteva affrontare l’orso,
si gettò per terra e finse di essere morto.

O urzo eccùcchefse ce ncìgnanse na mirisi ec’es t’aftì ce ec’es ti’ mitti ce o paddhicari ecràtenne o fìsimo na mi respirefsi.
O urzo, pistèonta ca ìone pesammeno, epirte apode, jacài elene ca e urzi en enghìzune mai sòmata fsofimmena.

L’orso si avvicinò e cominciò ad annusargli l’ orecchio e il naso mentre il giovane tratteneva il fiato per non respirare.
L’orso, pensando che il giovane fosse morto, andò via; infatti dicono che gli orsi non toccano mai corpi morti.

T’addho paddhicari, pu ikhe crivistonta mes sta fiddha tus àrgulu, catèviche ce ròdise ton filo ti tu ìkhe ponta o urzo ec’es t’aftì.
Tuo rispùndefse: M’upe ca apo àrtena ambrò e’ càddhio na mi pao pratonta m’us filu cundu esena.

L’altro, che si era nascosto tra le foglie dell’albero, scese e chiese all’amico che cosa l’orso gli aveva detto nelle orecchie.
Questi rispose: Mi ha consigliato che da adesso in avanti è meglio che non faccia più passeggiate con gli amici come te.