Le favole di Esopo

* O uccellatùri ce to peristèri


l'uccellatore
e il colombo










Questa favola insegna che spesso alcuno sperando prender altri, vien preso lui.
Enan àntropo èbbiche ta dittia ce pirte na dì
a t’òrcato calà na piàchi canena puddhì. Ide
apà ena àrgulo ena peristeri ce
stiammena ta dìttia, eccucchè vàscia vàscia
sto puddhì. Ìbbie ambrò m’o ditti anittò ce
pratonta crifà crifa canoni apanu.
Un uomo prese le reti e andò a vedere se
riuscisse a prendere qualche uccello. Vide
sopra un albero un colombo e sistemata la
rete, si avvicinava piano piano all’uccello.
Andava avanti con la rete spiegata e, cercando
di tenersi nascosto, guardava in alto.
Culusonta vàscia vàscia panta iu, èvale to
poda apà mia vìpera. Tui eponìsti poddhì
ce to' dàccase ce tuo encìgnase na noistì ascimò,
ce motti ìstiche na pesani ipe:
“ftokhò evò, epirta na fsafso ce me fsàfsane”.
Procedendo piano piano sempre così, mise un
piede sopra una vipera. Questa, dolendosi
molto, lo morse e l’uomo cominciò a sentirsi
male e quando stava per morire disse: “Povero me, son venuto per uccidere e mi hanno ucciso”.