Le favole di Esopo

* E fsalìta ce e dònnula


Il pipistrello
e la donnola








La favola significa, che noi non dobbiamo essere quelli medesimi sempre; perchè quelli, che si mutano, fuggono spesso pericoli.
O pondicò apetanò, pèsonta cimesa, ton èbbiche mia dònnula ce ìtele na to fsafsi, ce tuo ti' ghiùrefse tin khari na min ton efsafsi. E dònnula apàntise pu e' t’ùsoze cami utti khari, jatì cini mìsa ola ta puddhìa.

Il pipistrello, cadendo per terra, fu catturato da una donnola che voleva ucciderlo. Egli le chiese la grazia di risparmiargli la vita. La donnola rispose che non poteva esaudirlo perché odiava gli uccelli.

Ce cino apàntise pu en ìane ena puddhì, ma ena pondicò, ce iu ton èfiche na pai apode. Mian addhi forà èpese matapale cimesa e on èbbiche mian addhi' dònnula, ce tuo mapale ti' pracàlise na min to fsafsi

Allora il pipistrello disse che non era un uccello, ma un topo, e così lei lo lasciò andare. Un’altra volta cadde di nuovo per terra e fu catturato da un’altra donnola; anche questa volta la pregò di non ucciderlo,

ce cini apàntise pu emisa olu tus pondicù. Tuo ipe pu en ìsane a’ pondicò, ma ena puddhì, ce iu tin èffie puru citti’ forà, jati àddhafse to noma matapale.ma lei rispose che odiava tutti i topi. Il pipistrello allora disse che non era un topo, ma un uccello, e così la scampò anche quella volta, perché aveva cambiato nuovamente identità.