Le favole di Esopo

* O lìco ce e gru


Il lupo
e la gru








È proverbio antico, che ciò che fai ad un ingrato, è gittato via.
Es ena' lìco, tronta mia pratìna, tu pirte stravò ena stèo sto' cannavozzo. Incìgnase na ghiurèfsi afidìa, ma en ìvrische tispo na to’ jani, rosti en apàntise mian gru pu , cùsonta possa pràmata tis ìkhe dòconta a’ ton ikhe afidìsonta, m’o pìzzo-tti to macrèo tu to èffie.

A un lupo, mentre divorava una pecora, andò di traverso un osso in gola. Cominciò a chiedere aiuto, ma non trovava nessuno disposto a guarirlo, finché non incontrò una gru che, avendo sentito quante cose le avrebbe dato se lo avesse aiutato, con il suo lungo becco glielo tolse.

Motti e gru tu ghiùrefse ta pràmata pu tis ikhe prumettèfsonta, o lico apàntise: “Anòiti pu en ise addho, ti teli pleppi ti’ zoi? Esù ikhe na dochi canena prama ‘s emea, jatì, an evò ìkha telìsonta, s’ùkha scìsonta to coddharetto motti t’ukhe ec’es sto cannavòzzo to dicò-mmu".Quando la gru gli chiese ciò che le aveva promesso, il lupo rispose: “Stupida che non sei altro, cosa vuoi più della vita? Dovresti essere tu a darmi qualcosa, perché, se avessi voluto, ti avrei troncato il collo quando l’avevi nella mia gola”.