Le favole di Esopo

* E Rondinèddha ce ta puddhìa


La rondine
egli uccelli








La favola dinota, che molti sono da poco, e non si fanno consigliare, nè attendono a chi gli consiglia bene; ma quando sono poi ne’ pericoli, cominciano a conoscere, e condannano la lor pazzia, ed allora dicono: Questa, quell’altra cosa bisognava fare
Motti ncignàsane na spìrune to linari, e rondineddha ipe os addho puddìo na fane to sporo jatì ecessu crivìnnato ton anganno. T'addha pudhìa, però, tis ghèlasane ampì ce ìpane ca ìane anòiti.

Quando cominciarono a seminare il lino, la rondinella disse agli altri uccelli di mangiare il seme, perché in esso si nascondeva l’inganno. Gli altri uccelli, però, la derisero e dissero che era una sciocca.

Afsìsonta to linari, matapale consìjefse ta puddhìa n’o catalìsune, ce matapale tua tin avrìsane. Motti to linari ìane ghenomeno eghiùrefse matapale tunò n’o catalìsune, ma, cundu tes addhè forè, e’ telìsane n’i’ cùsune.

Cresciuto il lino, nuovamente consigliò agli uccelli di distruggerlo, e di nuovo questi la schernirono. Quando il lino giunse a maturazione, chiese ancora una volta di distruggerlo, ma nessuno volle ascoltarla.

Allora e rondineddha àfiche ta puddhìa ce pirte ce na vrichi tus antropu ce ècame filìa ma tutu. Estiàsti ca ikhe mìnonta sta spìtia-to, ce tos ìkhe dòconta kharà m’o cantalisi. Ce iu ola t’addha puddhìa ìrtane piammena m’a dìttia ce m'us lazzu, c'e rondineddha ti fìcane na petasi ce na cantalisi.Allora la rondinella lasciò gli uccelli e andò dagli uomini, e fece amicizia con loro. Si accordarono che sarebbe rimasta nelle loro case e li avrebbe rallegrati con il canto. E così tutti gli altri uccelli vennero catturati con le reti e con i lacci, mentre alla rondinella fu permesso di volare e cantare.