Le favole di Esopo

* To cracàli pu ìtele n’ammiàsi sto vudi


La rana che voleva
assomigliare al bue








Dice la favola. Ciascuno ha la sua dote, costui della bellezza, quello delle forze del corpo, questo delle ricchezze, quello d’amici potenti, ogn’uno deve del suo esser contento. Nè si sforzi, avendo invidia al superiore, contendere con lui. Miseria, il primo, il secondo vera pazzia.
To cracalì, tèlonta n’ammiàsi sto vudi, efuscònnato olo, ce to pedì-ttu tu ele: “Mi to cami, jati e’ sozi emmiàsi sto vudi”.

La rana, volendo assomigliare al bue, si gonfiava tutta, e il figlio le diceva: “Non lo fare, perché non è possibile assomigliare al bue”.

Ma cino efuscosi mian addhi forà, ce o pedì, fonàzonta, tu ipe: “Mana, mi to cami ca fsofà!” ce motti efuscosi ti terza forà, efsòfise.Ma lei si gonfiò un’altra volta, e il figlio, gridando, le disse: “Mamma, non lo fare, che creperai!”. E quando si gonfiò per la terza volta, crepò.