Le favole di Esopo

* O cèrvo ma ta cèrata màla


Il cervo con le
grandi corna








Quello, ch’è da fuggirsi, con gran diligenza cerchiamo; e quello, che fuggiamo, sopra il tutto è da ricercarsi. Desiamo la beatitudine prima, che sappiamo dov’ella si stia; Onde non è da maravigliarsi se roviniamo nella infelicità, e morte, fuor di ogni nostro intendimento come senza ragione ci governiamo.
Ena cervò eghelìato sto nerò to spastricò ce ekherèato ja ta cèrata iu mala, ma lipìato jatì tes anche ìane poddhì leftè. Estàsane e cacciaturi ce o cervò èdrame, lafrò pleon atton ànemo, ce e sciddhi ton culusùsane.

Un cervo si specchiava nell’acqua limpida e si rallegrava per le sue corna così grandi, ma si doleva delle gambe, che erano molto sottili. Arrivarono i cacciatori ed il cervo corse, veloce più del vento, mentre i cani lo inseguivano.

O cervo mbiche es ena daso poddì pinnèo ce ta cèrata combòsisa mes sta fìddha os àrgulo. Allora enòise posso, tosse forè, e anche lefte dulèane pleo poddhì piri ta cèrata mala, pu t’aftèane an ton piàcane e sciddhi.Il cervo entrò in un bosco molto fitto e le corna si impigliarono nel fogliame degli alberi. Allora capì quanto, tante volte, le gambe sottili siano più utili delle grandi corna, che ebbero la colpa se i cani lo catturarono.