Le favole di Esopo
Lettura di Ada Mancarella

* O cervo ce ta vùja


Il cervo
e i buoi








Moralità. Nelli pericoli è cosa difficile il nascondersi, perché come la fortuna comincia a perseguitare alcuno, mai non lo lascia sin’al fine, ovvero l’uomo si perde, e da lui medesimo si palesa.
O cervo, fèonta attu’ cacciaturu, embiche es ena staddha vudìo ce pracàlise ta vùja na to fìcune na crivistì. Cia t’ùpane ca ecì en ìsoze stasì securo, jatì, an ìkhe èrtonta o patrùma ce e o criàto, ìkhane votìsonta pucanè ce ton ìkhane vrìconta.

Il cervo, scappando dai cacciatori, entrò in una stalla di buoi e pregò i buoi di lasciarlo nascondere. Essi gli dissero che lì non poteva essere al sicuro, perché, se fosse venuto il padrone con il domestico, avrebbe rovistato dappertutto e lo avrebbe trovato.

“An esì e’ lete tìpoti”, ipe o cervo, ”evò sozo stasì scuscetào”. O criàto embìche sti staddha ce, stèonta crivimmeno acau sti ferrani, e’ ton ide, ce o cervo èbbiche cardìa. Ma ena vudi pleo vecchio ipe:

“Se voi non dite niente”, disse il cervo, “io posso stare tranquillo”. Entrò il domestico nella stalla e, stando il cervo nascosto sotto il foraggio, non lo vide, e il cervo si rincuorò. Ma un bue più vecchio disse:

“Ene alìo prama na combosi to criàto, ma na combòsi to patruna, iu fsùnnito, ene a’ problema". Alio cerò ce embiche o patruna sti staddha ce, canononta pucanè ce nghìsonta ti ferrani, ìvriche to cervo ce ncìgnase na fonasi. Irte o criàto ce piàcane o cervo.“È poca cosa ingannare il domestico, ma ingannare il padrone, così sveglio, è un problema”. Poco tempo dopo, entrò il padrone nella stalla e, osservando tutto e toccando il foraggio, trovò il cervo e si mise a gridare. Accorse il domestico e lo catturarono.