Le favole di Esopo

* O pavòne c'e Giunòne


Il pavone
e Giunone








La favola vuol dichiararci che ciò, che da Iddio ci vien dato, con grato animo l’abbiamo da ricevere, dovendo sapere, che ogni cosa, che egli fa, è con ordine, peso, e misura.
O Pavone gonghìzato m’in Giunone jatì o cardìllo ecantali iu glicea, ce e fonì-ttu, invece, ìane iu mbrafata, ca, ja tuo, oli ti misùsane. E Giunone apàntise:

il pavone si lamentava con Giunone perché il cardellino cantava così dolcemente, e invece la la sua voce era tanto rauca, che, per questo, a tutti era antipatica. Giunone gli rispose:

“Oli ìkhamo na ìmesta kherùmeni fse cio pu e natura mas èdiche, jatì an o cardìllo ene olòkharo j’i fonì, esù ise olòkharo ja ta òrria aftèrua pu vastà.“Tutti dovremmo essere contenti di ciò che la natura ci ha dato, perché se il cardellino è contento della sua voce, tu sei contento per le belle penne che possiedi”
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La donnola
e i sorci








Dove non sono le forze, fa mestieri avere ingegno..
La donnola, diventata vecchia, non ce la faceva più ad andare a caccia di topi come una volta, così si nascose dentro una panca piena di farina, con la speranza di catturare i topi senza affaticarsi.

E le andò bene, perché i sorci, volendo mangiare la farina, uno ad uno vennero catturati dalla donnola senza difficoltà.