Le favole di Esopo

* O tavro tristo


Il toro indomito








La favola significa, che alcuni sono tanti intrattabili, che con arte, o ingegno alcuno non si possono mitigare.
Ena contadino ìkhe ena vudi poddhì tristo ce, n’o damasi, t’òcofse ta cèrata, jatì èddie puru ma cia. Ce jatì ècanne cacò puru m’es lattèe, e’ tòcame pleo na siri to traìno, ma t’òvale na latrefsi.

Un contadino aveva un toro molto indocile e, per domarlo, gli tagliò le corna, perché colpiva anche con quelle. E poiché faceva del male anche con i calci, non lo fece più tirare il carro, ma lo mise ad arare.

Tuo ekheretti atto remèddio ca ìkhe vrìconta, jacai episte ca ìsoze stasì scucetào atta cèrata ce atta pòddia.

Il contadino si rallegrò del rimedio che aveva trovato, perché pensava di poter essere tranquillo, sia per le corna che per i piedi.

Ma o ftinò ìvriche pos ikhe na tu cai cacò: satti ladre, ma ta poja ègherne to khoma ce ma cio tu gòmonne t’ammaddia ce ti' ciofali. Ma fu la bestia a trovare un nuovo modo per nuocere: mentre arava, con i piedi sollevava la terra e gliela gettava negli occhi e sulla testa.