Le favole di Esopo

* E ghineca ce o àndra anòito


La moglie
e il marito stupido










La favola dinota, quanto poco frutto faccia colui, che vuol corrigere uno, che dalla natura poco saggio sia.
Mia ghineca ma poddhà mialà ipe tu andrù-tu, poddhì anòito, na vali scupò cio stes puddhastre. Mia emera ena agheràci èbbiche mia pudhastra. Motti e ghineca eddunetti pu mache mia, pelèchise ton andra ce t’upe: “Mian addhi forà vale pleo scupò”.

Una donna saggia aveva affidato al suo marito sciocco la cura dei suoi polli. Un giorno, un nibbio portò via un pollo. Quando la moglie si accorse che ne mancava uno, picchiò il marito e gli ordinò di fare più attenzione la prossima volta.

O andra, forimmeno atton agheraci, èdese ole tes puddhastre ma enan nema. Ma motti ghiùrise to agheràri, iu demene, pire ole tes puddhastre es mia forà. O andra, disperào, ìtele na sfsaì na nin ine pelechimmeno attin ghinèca-ttu. Ide ena cantareddhi gomao confettu. Na mi to cai na to fai, e ghineca t’ukhe ponta ca ìane gomào tòssico.

Il marito, spaventato dal nibbio, legò tutti i polli insieme con uno spago. Ma quando il nibbio tornò, portò via tutti i polli legati. Il marito, disperato, voleva uccidersi per non essere di nuovo picchiato dalla moglie. Vide un vaso pieno di confetti. La moglie gli aveva detto che era pieno di veleno, per non farglielo mangiare.

O andra allora efe ticanè na nvelenettì. Motti e ghineca eghiùrise ce ide ola utta pramata incignase na to pelèchisi ce na to vrisi. Ma o andra ipe: “àfime stei! Ste ce peseno. Efa olo citto’ veleno, pu esù mu ikhe ponta panta ma min to’ nghiso!”. Ce motti ìcuse ìu, is ghinèca en èmine addho ca na ghelasi.Il marito allora mangiò tutto per avvelenarsi. Quando la moglie tornò e vide quello che era successo, iniziò a picchiarlo e ad insultarlo. Ma il marito disse: “Lasciami stare! Sto per morire. Ho mangiato tutto quel veleno, che tu mi avevi sempre detto di non toccare!” A quel punto, la moglie non poté fare a meno di ridere.