Le favole di Esopo

* O gàdaro ce o patrùna àscimo


L'asino e il padrone cattivo










Questa favola tocca i Padroni ingrati, che tengono molti anni un povero servitore, e per un minimo errore, che faccia, subito lo scacciano fuor di casa.
Ena gàdaro ìkhe dulèfsonta to patrùna-ttu ja poddhì cerò ce en ikhe canta mai tìpoti stravò. Mian emera, ecì pu guali pràmata poddhì varea apà mia strada oli lisàrria, èpese. O patruna èdrame ce tu èzafse ferma m’o ravdì.

Un asino aveva servito il suo padrone per molto tempo e non aveva mai fatto nessun errore. Un giorno, mentre trasportava una grande soma su una strada piena di sassi, cadde per il troppo peso. Il padrone corse subito da lui con un bastone e lo picchiò forte.

Allora o gàdaro ipe ec’es sàfto: “Mara ce mea! M’ènghise a’ patruna àscimo. To’ dùlefsa tossu khronu, senza mai na tu doco fastìddio. Ce àrtena, ja ena pramazzi pu pirte stravò ce e’ t’aftèo mancu evò, èrcome pelechimmeno iu ferma”. Allora l’asino, tra sé e sé, disse: “Oh me, sfortunato! Ho avuto un padrone cattivo. L’ho servito per tanti anni, senza mai dargli fastidio. E ora, per un piccolo errore che non è nemmeno colpa mia, vengo picchiato così duramente.”