Le favole di Esopo

* E vendetta tu fìlosofu


La vendetta del filosofo










La favola dimostra, che il più delle volte il perdonare nuoce il malfattore, che la vendetta, che contra di esso si pensa fare.
Ena filòsofo ìrte antimmeno afs’ena àntropo ma ena’ catàfaro. Cio en erraggètti ja tìpoti, ma apopanu tu èdiche puru campossu sordu. Cini pu ìdane to prama, damàsane ce ìpane. "Ena condu tuo afsìi n’arti piammeno m’u catàfaru asf’olu!”. O filòsofo apàntise: “Esì ìsesta anòiti. Evò iu canno tes vendètte–mu”.

Un filosofo fu colpito da un uomo con un pugno. Egli non si arrabbiò affatto, anzi gli diede del denaro. Coloro che assistettero alla scena si meravigliarono e dissero: «Uno come questo merita di essere preso a pugni da chiunque!» Il filosofo rispose: «Voi siete degli sciocchi. Io così compio le mie vendette.»

Infatti cio pu t'ùkhe antìsonta, pistèonta ca culusonta na cami to stesso prama ikhe canta poddhù sordu, àntise an addho àntropo. Ma citton àntropo, ivecece na tu dochi sordu, ton èfsafse. Allora o filòsofo ipe: “Idato, fìli-mmu? Fsekhorìsonta to vrimma, ècama mia vèntetta pleò fseri … ce senza cammìa fatìa” Infatti, colui che lo aveva colpito, credendo che continuando a fare la stessa cosa avrebbe guadagnato altri soldi, picchiò un altro uomo. Ma quell’uomo, invece di dargli denaro, lo ammazzò. Allora il filosofo disse: «Avete visto, amici miei? Perdonando l’offesa, ho ottenuto una vendetta ancora più dura… e senza alcuna fatica.»