Le favole di Esopo

* O sciardinìeri ce o pondicò


L’ortolalano e il topo










Questa favola significa, che si vuol considerare l’animo di una persona, e l’opera che fa.
Ena sciardinièri ìkhe pianta ena pondicò sto cìpo-ttu ce ìstiche n’on efsafsi. O pondicò allora to’ pracàlise, lèonta: “Mi me fsafsi! Evò ime ena criàto dicò-ssu: polemò gratis sto cìpo-ssu, to caserno fsekhòsonta ce e' pao mai apode atto coràfi-ssu!”.

Un ortolano aveva catturato un topo nel suo orto e stava per ucciderlo. Il topo allora lo supplicò, dicendo: «Non mi ammazzare! Io sono tuo servitore: lavoro gratis nel tuo orto, lo ripulisco scavando e non me ne vado mai dal tuo terreno!»

Ma o sciardinìeri apàntise: “Olo cio pu canni, to canni jatì canni afèja es esena, degghe na me afidisi. Ja tuo, cundu ene ene, telo na fsofisi”. Ma l’ortolano rispose: «Tutto quello che fai, lo fai per tuo vantaggio, non per aiutarmi. Perciò, in ogni caso, voglio che tu muoia».