Rize Griche
Radici Griche

To spiti tu gricu
La casa del grico

E fonì tu Gricu
La voce del Grico
Ena provèrbio pàsson emèra

Ena cofìni stafìli 'e cànni trìo

Un cesto d'uva non fa vendemmia


Ena lòo cài tòssonna

Alìssia

Alìssia , alìsia, alìtia, alìdia, jalìssia (f.) = verità, vero

Es:
M'òle in alìssia, mai ta fsèmata = mi diceva la verità, mai bugie;
arte pe-mmu oli tin alìssia = adesso dimmi tuta la verità;
e alìssie crivimmene = le verità nascoste.

Jalìssia (avv.) = veramente.
Jalìssia t’òcame esù? = veramente lo hai fatto tu?

Alesinò, aletinò, alisinò (ag.) = vero
Olo tuo ene alesinò = tutto questo è vero.

Alìssio, alìsio, alìtio (ag.) = vero; (m.) = vero, verità.
ine alìssio cio pu ipane? = è vero ciò che hanno detto?
pan alìssio ene calò pimeno = ogni verità è ben detta.

alisia, IPA [aˈlisja] “verità”

Il termine alisia proviene dall’antico ἀλήθεια (alètheia) di cui ha conservato il medesimo significato di “verità”. Si tratta di un sostantivo deaggettivale, ricavato cioè dall’antico aggettivo ἀληθής (alēthḗs, “vero”) con l’aggiunta del suffisso nominale -ια, usato per formare nomi astratti. L’aggettivo ἀληθής è a sua volta formazione deverbale da λήθω, (lḗthō), forma primitiva del verbo λανθάνω (lanthánō, “essere, stare, rimanere nascosto, occulto, ignoto”) con l’aggiunta del cosiddetto alfa privativo ἀ- con cui assume il significato di “non nascosto, evidente” e dunque “vero” .

La radice indoeuropea alla base di alisia deve essere ricostruita come leh2- (“restare nascosto”) ed ha esiti in molteplici ceppi linguistici. Verosimilmente leh2 - è anche alla base del latino latēo (denominativo di < * la-t-o) la cui forma participiale ha prodotto l’italiano “latente” ovvero “che resta nascosto”.

Nel passaggio dal greco antico al greco salentino la parola ha subito una serie di mutamenti fonetici che ne hanno modificato la pronuncia. Oltre alla perdita della quantità vocalica, ovvero alla distinzione tra vocali lunghe e corte:

1 il primo fenomeno da prendere in considerazione è quello che viene comunemente chiamato iotacismo, avvenuto in epoca medievale, con cui si indica il mutamento fonetico delle lettere η, υ e dei dittonghi ει, οι, υι, la cui pronuncia va a confluire nel suono [i] della lettera ι, iota.

2. In secondo luogo notiamo come la perdita del suono interdentale sordo [θ] dia nel greco salentino due possibili esiti quando esso si trovava originariamente in posizione intervocalica: esso viene reso perlopiù come [s] in tutte le varietà, con l’eccezione di Sternatia dove viene puntualmente pronunciato [t], pronuncia registrata saltuariamente anche in altre località.

3. Infine, si nota come la presenza della semiconsonante [j] del suffisso -ia provochi spesso il raddoppiamento della consonante precedente.

Ecco quindi uno schema riassuntivo per l’evoluzione della pronuncia:

alètheia -> alìthia -> alìsia -> alìssia
-> alìtia

Gianlorenzo Vacca

Vito Paolo De Pascalis



02/12/2020
Inserisci i tuoi dati per pubblicare il tuo contributo

Email:

Password:


Registrati
IL GRICO
Il grico è stata la lingua dei mie genitori.
Il grico è una lingua antica che ha radici nella Magnagrecia. Sicuramente è stata contaminata e rivitalizzata da successiva stratificazioni linguistiche in varie epoche, le ultime delle quali risalenti al periodo bizantino.
Il suo areale, che si estendeva per buona parte del centro e del basso Salento, ne sono testimoni vari toponimi tuttora presenti, è andato via via riducendosi fino a ridursi in appena sette piccoli centri situati nel cuore del Salento: Calimera, Castrignano dei Greci, Corigliano, Martano, Martignano, Sternatia e Zollino. A Melpignano e Soleto, normalmente menzionati facenti parte dell'area grecofona, già da tempo il grico è soltanto un ricordo delle persone più anziane. Anche negli altri centri la situazione è drammatica. Le nuove generazioni raramente comprendono il grico e ancor meno lo parlano.
Le cause che hanno portato a questa situazione sono molteplici. Il grico è riuscito a far fronte a varie pressioni esterne cedendo di fronte all'incalzare della scolarizzazione.
Di fronte a difficoltà di comunicazione tra insegnanti di lingua italiana e scolari, che il più delle volte parlano e capiscono solo grico, si crea nell'immaginario dell'epoca l'idea che il grico fosse divenuto un ostacolo allo sviluppo e alla crescita e comunque è, per il parlante grico, sinonimo di cafone o, quantomeno, arretrato culturalmente.
E, come se ci fosse stato un accordo generale, da quel momento in poi i genitori, anche se con presumibili difficoltà, smettono di parlare grico con i loro figli per insegnare loro il diletto romanzo. Si arrivava al paradosso quindi che nella stessa famiglia i figli maggiori fossero di madrelingua grica, ovvero comunicassero tra loro e con i genitori in grico, mentre i più piccoli si esprimevano in dialetto in quanto era quella la lingua insegnata loro.
Si sarebbe potuto fare qualcosa per arginare quella deriva? Si può fare qualcosa? certamente è cosa ardua, difficile, se non impossibile.
A poco sono servite le grida d'allarme lanciate a suo tempo da insigni studiosi, consci della grave perdita in termini di patrimonio linguistico e culturale che si andava consumando.
A poco son serviti i vari riconoscimenti del grico quale lingua minoritaria.
A poco son serviti e servono i continui e cospicui finanziamenti ricevuti da enti, consorzi e associazioni per la salvaguardia della lingua e della cultura grica.
E' mancato l'orgoglio e il senso di appartenenza ad una minoranza, la consapevolezza del valore e della ricchezza che ciò costituisce.
Son mancati sempre, soprattutto da parte delle classi dirigenti, la dovuta stima, la dovuta considerazione, anzi, anche se in maniera velata e neanche tanto, ha serpeggiato sempre una specie di derisione, uno snobbare costante che con grande probabilità ha incentivato quel senso di mortificazione e di inadeguatezza che i parlanti grico ormai da tempo si sentono addosso.
Cosa si può fare. Poco o niente.
E' possibile, tuttavia, far nascere un gruppo, un'associazione che abbia lo scopo di tramandare la lingua parlata? Un luogo fisico dove parlare grico e dove iniziare, quanti, soprattutto giovani, adolescenti vogliano condividere questa idea?
Si può fare? Per quanti ci credono questo sito è il luogo virtuale da cui iniziare a costruire qualcosa di concreto.

Questo lavoro.
Questo lavoro vuole essere una testimonianza di ciò che è il grico parlato. Le moderne tecnologie permettono di agevolarne l'ascolto seguendo visivamente, come nell'esempio a lato, l'ascolto del brano.
I brani all'interno sono corredati della traduzione in italiano a fronte ed è inoltre possibile mettere in pausa, riavviare, ma soprattutto è possibile riascoltare un rigo cliccandovi sopra.
I dialoghi possiedono un altro pregio, forniscono all'ascoltatore uno spaccato della vita di un tempo: usi, costumi, vicissitudini, relazioni e quant'altro.
I brani presenti fanno ferimento al grico di Martano, ovvero sono stati registrati a Martano. C'è comunque la massima disponibilità ad inserire registrazioni fatte negli altri paesi.
Sono inoltre presenti:
il vocabolario grico arricchito dei prestiti linguistici (normalmente dialettali) presenti nei brani,
tabelle grammaticali esemplificative,
tabella dei verbi con la possibilità di coniugazione nelle varie forme,
tabelle dei sostantivi e degli aggettivi con la possibilità di declinazione.

Siamo grati e ringraziamo quanti con i loro contributi, i loro suggerimenti, le loro segnalazioni vogliano contribuire a migliorare ed arricchire questo progetto.
2012-2020
© www.rizegrike.com
info@rizegrike.com